Materiali innovativi: Il Groffee.

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Nuovo materiale scoperto nella categoria dei materiali innovativi: il Groffee.

Il Groffee non è altro che una miscela di carta non stampata, fondi di caffè e cera d’api. Nasce quindi dall’unione di un materiale composito, uno organico di scarto ed un legante di origine naturale.

Questo materiale nasce principalmente dallo studio dettagliato di uno dei suoi ingredienti principali, i fondi di caffè: nonostante molti di noi ormai siano passati dall’uso della tradizionale moka da caffè alla macchinetta con cialde, la quantità di caffè non utilizzata rimane la stessa, se non di più. Molti non sanno che i fondi di caffè posseggono svariate qualità, tra cui:

– ottimo concimante per il terreno, ricco di azoto, calcio, magnesio e potassio;

– fertilizzanti per varie tipologie di piante;

– repellente per le lumache;

– completamente biodegradabile;

– repellente per gatti e cani;

Posando la nostra attenzione su queste caratteristiche nasce l’idea di  creare dei vasi in materiale biodegradabile che sostituiscano i contenitori di plastica per le piante.

In questo modo si eviterebbe lo shock che la pianta subisce a seguito della rinvasatura o della messa in terra, e il caffè contenuto nel materiale sarebbe di aiuto alla pianta durante buona parte della crescita. La sua biodegradabilità, inoltre, permetterebbe al vaso di uniformarsi al terreno circostante, senza alterarlo, evitando cosi la dispersione di vasi di plastica gettati poi nella spazzatura. Inoltre la scelta di utilizzare la cera d’api non è casuale: i primi esperimenti sono stati fatti utilizzando lo zucchero, che risultò non  sufficientemente “colloso” da unire insieme tutti e gli altri ingredienti. La cera, utilizzata per sostituirlo, conferisce un’aspetto più solido e resistente al vaso, dando la possibilità di aprire dei fori in qualsiasi punto del vaso per la fuoriuscita dell’acqua in eccesso e la traspirazione della pianta.

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INGREDIENTI

– Fondi di Caffè (2/4);                         – Carta di bamboo (o carta non stampata) (1/4);

– Cera d’Api non trattata (1/4);                – Forma / Vaso

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FASI DI PREPARAZIONE DEL GROFFEE

FASE 1

Disponendo di cialde per la macchinetta del caffè, le si apre e si preleva il contenuto.

Nel nostro caso le scelta delle cialde di marca Nespresso non è stata casuale: questa casa produttrice, infatti, offre la possibilità ai propri clienti di consegnare le cialde utilizzate nel punto vendita più vicino, così che possano essere lavate e riutilizzate sempre come cialde del caffè, invece che essere gettate nella spazzatura.

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FASE 2

In una ciotola si riducono in pezzi di piccole dimensioni i fogli di carta e li si mescola con i fondi di caffè. La quantità di acqua residua contenuta nei fondi di caffè aiuterà la carta ad unirsi ad essi, creando un unico composto.

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FASE 3

Dopo aver fatto sciogliere in padella la cera d’api, senza portarla ad ebollizione , la si mescola al composto precedentemente ottenuto (l’aggiunta di questo materiale renderà il vaso impermeabile e più resistente).

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FASE 4

A questo punto si può scegliere un vaso di una qualsiasi dimensione e forma, che fungerà da base per il calco. Si applica il Groffee lungo i lati e sulla base del vaso, pressandolo e compattandolo adeguatamente, e lo si lascia asciugare all’aria. Eventualmente, per essere sicuri che il calco abbia l’esatta forma del vaso originale, si può utilizzare un secondo vaso, identico al primo, posizionandolo all’interno di questo, di modo che il materiale sia bene fermo da entrambi i lati (utilizzando tra lo strato di materiale e il secondo vaso una pellicola trasparente si limitano al minimo le possibilità di rottura del Groffee solidificato).

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Si otterrà così un vero e proprio “contenitore” al 100% biodegradabile e al 100% funzionale per la pianta che vi verrà inserita.

Espandendo la produzione di questo materiale su larga scala, sarà inoltre possibile riutilizzare anche e soprattutto i fondi di caffè prodotti nei bar e nei ristoranti, che rappresentano il maggior luogo di spreco di questo materiale.

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I tessuti: concetti base e tecnologie di trasformazione.

 

TABELLA DI CLASSIFICAZIONE DELLE FIBRE NATURALI: categoria, tipo di fibra, origine.

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TABELLA DI CLASSIFICAZIONE DELLE FIBRE CHIMICHE: categoria, sottocategoria, tipo di fibra, origine.

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ALCUNE VARIANTI DI ARMATURA DEL FILO

TELA: l’armatura “Tela” è la più semplice: ogni filo della trama passa alternativamente sopra e sotto ogni filo dell’ordito. Le tele sono molto resistenti e la loro struttura è usata per stoffe leggere ed estive. I fili dell’ordito e della trama possono essere della stessa tinta o in due colori differenti, in questo caso si ottiene una tela con un disegno o piccolissimi scacchi.

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SAIA: l’armatura “Saia” è quella maggiormente impiegata nella produzione dei tessuti di lana ed una delle più resistenti. Il filo della trama passa sopra 2 o al massimo 4 fili dell’ordito; successivamente si sposta di un filo verso destra o verso sinistra, formando intersezioni diagonali che caratterizzano la struttura ad intreccio.

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RASO: l’armatura “Raso” è quella nella quale i punti di intersezione tra trama ed ordito sono ridotti al minimo indispensabile. Il filo della trama passa sotto 4  o più fili dell’ordito in modo sfalsato, lasciando slegati i fili dell’ordito. I tessuti con questa armatura appaiono lisci ed uniformi, ma sono molto più soggetti a logorarsi.

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PANAMA: l’armatura “Panama” è una variante dell’armatura “Tela”. Nell’armatura “Panama” i fili della trama e dell’ordito sono accoppiati o multipli, senza intrecciarsi. Questa armatura è più lenta ed ha durata e resistenza inferiore rispetto all’armatura “Tela”.

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A RICCIO: l’armatura “A Riccio” si aggiunge all’armatura base (tela o saia) un filo in trama, che viene allungato in anelli sulla superficie del tessuto. Questi anelli vengono poi tagliati o rasati, come per il peluche ed il velluto, o lasciati a forma di anelli, più o meno grandi, come per la spugna.

JAQUARD: le armature per i tessuti a disegni richiedono invece dispositivi speciali fissati al telaio. Una di queste è l’armatura “Jaquard” in cui i fili della trama e dell’ordito, controllati individualmente da un dispositivo, si intrecciano creando motivi complessi. I tessuti Jaquard sono molto costosi perché richiedono una lunga preparazione del telaio.

 

LE DIVERSE FIBRE NEL DETTAGLIO

La seta
Fibra animale prodotta dal baco da seta. Il baco appena nato è un verme che mangia solo le foglie del gelso. In 3\4 settimane diventa adulto e tramite un apertura situata sotto la bocca, secerne una bava sottilissima che, a contatto con l’aria, si solidifica e che, guidata con movimenti ad otto della testa, si dispone in strati formando il bozzolo. Il baco impiega 3\4 giorni per preparare il bozzolo formato da circa 20\30 strati concentrici costituiti da un unico filo.
Ci sono tre diversi tipi di filo di seta: la seta tratta d’allevamento, che è la più regolare e di massimo impiego; la seta tussah ottenuta da bozzoli di bachi che vivono allo stato naturale, con filo grosso ed irregolare; la seta doppia (shantung) ottenuta dal fenomeno naturale di due bachi che filano insieme lo stesso bozzolo, il cui filo presenta delle “fiammature” caratteristiche.

PROPRIETÀ DELLA SETA

La seta riflette la luce con uno splendore inimitabile ed assorbe facilmente le tinture con grande ricchezza di sfumature. L’elasticità da al tessuto una particolare resistenza ed il semplice contatto dell’aria gli consente di mantenere la sua freschezza anche senza stiratura. Ha una bassa resistenza alla luce solare e si macchia con il sudore. E’ anallergica e trattiene il calore del corpo.

COME TRATTARE I CAPI DI SETA

E’ preferibile lavare a secco i capi di seta o in acqua tiepida con sapone neutro;  non si strofinano e non si torcono.

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Il cotone
E’ una fibra vegetale ottenute dalle capsule maturate della pianta del cotone. La pianta è formata da un arbusto alto circa 40cm, con le foglie ed i fiori di colore giallo e rosso. Dopo la fecondazione del fiore, inizia a svilupparsi una capsula, al cui internosi formano i semi, da 5 a 8, su cui si sviluppa la fibra. Quando la capsula è matura si apre in 4 parti mostrando il batuffolo di cotone. La prima operazione dopo la raccolta è la sgranatura, che permette di staccare le fibre dai semi. Poi il cotone viene cardato e pettinato in modo da eliminare tutte le impurità. La lunghezza delle fibre di cotone è molto importante commercialmente, perché si ottengono filati tanto più pregiati quanto più è lunga la fibra. Le vaste coltivazioni di cotone si estendono in America, India, Cina, Egitto, Pakistan, Sudan ed Europa Orientale.

PROPRIETÀ DEL COTONE

Composto per il 95% di cellulosa, il cotone è leggero, morbido e assorbente. La fibra di cotone, meno robusta del lino, non si usura ma si strappa; è poco elastica e pertanto si sgualcisce. I lavaggi frequenti e l’esposizione al sole tendono a scolorire i tessuti di cotone. I tessuti di cotone si usano nella confezione di biancheria per la casa e di capi di abbigliamento estivo, specialmente femminile. I tessuti di cotone hanno un costo non molto alto a differenza di quelli di lino.

COME TRATTARE I CAPI DI COTONE

I capi di cotone bianco per la casa o l’abbigliamento si lavano in lavatrice a 60°, mentre i tessuti colorati si lavano a temperature più basse. Solitamente si stirano sul diritto. I capi scuri vanno stirati prima sul rovescio e poi sul dritto, con un panno, per evitare che il calore del ferro lucidi il tessuto. I capi di biancheria e di abbigliamento bianchi si possono inamidare per dare maggiore consistenza al tessuto ed evitare che si sgualciscano facilmente. Per il trattamento dei capi che non sono in cotone ma in mescola con altre fibre, è ancora meglio seguire le indicazioni del fabbricante riportate sull’etichetta.

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Bemberg Cupro
Il filo Cupro è un filo multibava sottilissimo (fino a 1 dtex) di origine naturale: la materia prima, infatti, è costituita da sottilissimi e corti filamenti del cotone: i linters, la cellulosa più pura esistente in natura e dell’ambiente.

PROPRIETÀ DEL BEMBERG CUPRO

– traspirante e non nocivo per la pelle perché di origine naturale.
– offre comfort termico per le sue caratteristiche igroscopiche (fresco con temperature elevate e caldo con temperature fresche)
– assenza di cariche elettrostatiche
– morbidezza
– aspetto a mano seriche
– brillantezza dei colori
– resistente, stirabile e lavabile
– utilizzabile puro al 100% o in mischia con tutte le altre fibre.

IMPIEGHI DEL BEMBERG CUPRO

L’impiego “storico” di Bemberg Cupro è nella produzione delle fodere, dove ha conquistato una leadership riconosciuta.
Forte di questa leadership, ed elevata immagine, Bemberg Cupro viene utilizzato anche per l’abbigliamento esterno, dove incontra il favore di grandi stilisti.
Da sempre impiegato anche nel mercato dell’arredamento per la grande brillantezza e prestigio che offre ai tessuti. Può essere trattato antimacchia. L’impiego nel mercato dell’intimo è la nuova opportunità che si sta sviluppando sfruttando soprattutto la traspirabilità, la non nocività, e la sensualità che sa dare ai tessuti.

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Il lino
Questa fibra è ricavata dal fusto di una pianta alta da 80 a 120 cm., poco ramificata e con piccoli fiori, di un colore variabile dal bianco all’azzurro intenso, che fioriscono solo per un giorno. La pianta di lino viene estirpata dal terreno in modo da avere la maggior lunghezza della fibra. Dopo la macerazione avviene la separazione delle fibre tessili dai residui legnosi e quindi la pettinatura che elimina le impurità.
Le fibre di lino si mescolano a cotone, lana, seta,viscosa e poliestere e questi filati di mischia permettono di ottenere molti tipi di tessuto. La combinazione di due fibre consente di avere una “mano” diversa, cioè una consistenza ed un aspetto differenti da quelli ottenuti con filati semplici.
I manufatti di lino provenienti dalle zone di produzione di Francia, Belgio, Olanda sono i migliori e vantano il marchio di qualità “Master of Linen”. Il lino è coltivato anche in Europa Orientale, Russia, Brasile, Cina e Paesi Baltici, ma la sua qualità non è paragonabile a quella dell’Europa Occidentale.

PROPRIETÀ DEL LINO

Composto per il 70% di cellulosa, non provoca allergie, assorbe l’umidità e lascia traspirare la pelle: pertanto è indicato per la confezione di capi estivi, lenzuola, tovaglie, asciugamani e fazzoletti. Molto resistente, soprattutto se bagnato, può essere lavato moltissime volte senza alterarsi, anzi diventa sempre più morbido, cosa importantissima per i capi di abbigliamento e di uso quotidiano che richiedono lavaggi frequenti. Ha bassissima elasticità, per cui i tessuti in lino non si deformano. Non è peloso, per cui se usato come canovaccio in cucina, non lascia peli su piatti e bicchieri.

COME TRATTARE I CAPI DI LINO

I capi bianchi si lavano in lavatrice a 60°C, mentre quelli colorati a temperature inferiori. I capi bianchi si stirano umidi con ferro ben caldo, anche il vapore, anche a vapore, prima sul rovescio e poi sul dritto.

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Le fibre artificiali
Le fibre artificiali sono ottenute partendo da prodotti naturali, quali la cellulosa e le proteine. Queste sostanze, attraverso procedimenti chimici, vengono rese solubili e le soluzioni ottenute, filtrate attraverso forellini piccolissimi, vengono raccolte in un bagno di coaugulo che fa rapprendere la sostanza di partenza sotto forma di fili più o meno lunghi. L’inizio dell’industria delle fibre artificiali risale circa al 1984, quando in Francia fu fondata una società per la preparazione di fibre attraverso il processo di filatura e coaugulazione, sotto forma di fili, di soluzioni dense di nitrocellulosaa . Questi fili furono chiamati seta artificiale perché, nonostante la diversa natura, avevano la stessa lucentezza della seta. Successivamente si è cercato di produrre fibre artificiali partendo da proteine animali (latte) o vegetali (soia). Tra le fibre artificiali, le più famose, usate nei capi di abbigliamento, sono la viscosa, l’acetato ed il bemberg.

PROPRIETÀ DELLE FIBRE ARTIFICIALI

Non sono molto resistenti, si tingono facilmente ma tendono a scolorire. Si stropicciano facilmente e, se non sono stati sottoposti a trattamenti specifici, si possono restringere o allentare. Trattengono il calore del corpo e non sono molto assorbenti: questo li rende poco indicati per la confezione di abiti estivi. L’aspetto di questi tessuti è serico e si modellano bene, pertanto sono ideali nella confezione di abiti con drappeggi. Si possono usare per biancheria intima, abiti, bluse e fodere.

COME TRATTARE I CAPI IN FIBRA ARTIFICIALE

Solitamente si lavano a secco. Alcuni indumenti si possono lavare in acqua, a mano, con detersivo neutro o in lavatrice con l’apposito ciclo, seguendo le istruzioni riportate sopra l’etichetta. I capi in fibra artificiale si stirano con ferro tiepido; l’alta temperatura li deforma ed in alcuni casi li scioglie.

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Le fibre sintetiche
Le fibre sintetiche sono ottenute da composti chimici di sintesi derivati dal petrolio e ridotti in filamenti più o meno lunghi. Si distinguono in base alle materie prime di partenza, organiche o inorganiche, ed ai processi di fabbricazione. Le fibre sintetiche sono entrate in commercio nel 1940 e si sono subito affermate per la loro possibilità di dare prodotti con una vasta gamma di proprietà, in grado di soddisfare qualsiasi esigenza. Tra le più usate ricordiamo il poliestere, il nylon, l’acrilico e le fibre poliammidiche. In genere, per la confezione di abiti, queste fibre vengono mescolate con quelle naturali ottenendo tessuti morbidi, ingualcibili e molto resistenti.

PROPRIETÀ DELLE FIBRE SINTETICHE

Sono flessibili, leggeri e molto resistenti. Non assorbono l’umidità e trattengono il calore del corpo, pertanto non sono adatti alla produzione di capi estivi se non in mescola con altre fibre naturali. Non si restringono, non si stropicciano e mantengono la pieghettatura a macchina, evitando la stiratura. Si tingono bene. Per la loro elasticità si impiegano per la produzione di capi di biancheria intima, costumi da bagno e abbigliamento sportivo.

COME TRATTARE I CAPI IN FIBRA SINTETICA

Si lavano a mano e in acqua tiepida o macchina seguendo il ciclo di lavaggio indicato. Non si candeggiano e non si strizzano con la centrifuga altrimenti si stropicciano. Si mettono ad asciugare appesi e a volte non è necessario stirarli. Se si usa il ferro da stiro per ridare forma ai capi è opportuno usarlo a bassa temperatura.

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Fibre Poliestere
E’ fibra formata da macromolecole lineari, costituite prevalentemente da polietilentereftalato. Ha proprietà lava-indossa (i manufatti si lavano facilmente, asciugano rapidamente, si indossano anche senza stirare: sono ingualcibili) ed è adatta a tutte le tecnologie di trasformazione, sia in puro che in mista con fibre naturali o man-made (cotone, lana, lino, viscosa…).
Disponibile in numerosi tipi speciali con caratteristiche innovative, quali microfibre più sottili della seta, fili a fiocchi flameretardant (cioè con innesco di fiamma ritardato) ha elevate caratteristiche meccaniche: resiste alla rottura, alla luce, all’abrasione, non si deforma in modo permanente, ha un ottimo recupero elastico. La sua duttilità ha permesso una notevole diffusione, essendo disponibile sia come filo continuo, sia come fiocco per filatura laniera, cotoneria ed usi diretti (nontessuti, ovatte, imbottiture…). E’ indifferente ai microrganismi: non permette lo sviluppo di batteri e muffe.
La lunga durata, l’indeformabilità, l’irrestringibilità, l’ingualcibilità ed il mantenimento della piega, della larghezza, del comfort e la facilità di lavaggio, di asciugatura e di stiratura, hanno consentito il suo utilizzo nell’industria dell’abbigliamento.

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PRINCIPALI TIPI DI TESSUTO

Alcantara

Tessuto ad armatura tela, in poliestere. Viene trattato con procedimenti di finissaggio che lo rendono simile al camoscio pr consistenza e leggerezza. In commercio si trova in una vasta gamma di tinte. E’ impiegato per la confezione di capi di abbigliamento, per i rivestimenti delle automobili e per l’arredamento. Può essere cucito una sola volta. se si tolgono i punti rimangono i segni dei buchi.Per le cuciture usare aghi con punte a scalpello. Gli orli solitamente si incollano e non si cuciono. Per la manutenzione dei capi è bene seguire le indicazioni del fabbricante

Batista

Tessuto leggero in puro cotone ad armatura tela. A volte lo si trova in commercio in mischia con piccole percentuali di poliestere o viscosa che gli conferiscono una maggiore lucentezza. trasparente e , nello stesso tempo, sostenuto, è un tessuto molto fresco, ideale per la confezione di camicette ed abiti eleganti, di cui valorizza i tagli particolari. Sfila molto ed è bene rifinire i margini subito dopo il taglio. Le cuciture debbono essere perfette perchè traspaiono sul dritto: usare filo ed aghi sottili. E’ meglio non disfare le cuciture, perchè essendo leggero, rimangono facilmente i segni dei buchi.

Crepe di Chine 

Tessuto di seta ad armatura tela, con filato ritorto che gli conferisce il tipico aspetto granuloso. Sono in commercio tessuti misti con poliestere, di basso costo e meno lucenti. Leggero e resistente si usa per confezionare abiti da giorno e da sera, camicette vaporose e biancheria intima. Valorizza in particolare i modelli drappeggiati. Tessuto morbido e compatto, è facile da cucire perchè non sfila. Quando si disfano le cuciture non rimangono segni e il tessuto non si strappa. Si stira durante la confezione per appiattire le cuciture. I capi in flanella vanno generalmente foderati per renderli più durevoli.

Georgette

Tessuto leggero ad armatura tela, in cotone, seta o viscosa. Sottile e trasparente, ma di mano rigida, si impiega per confezionare abiti vaporosi con giochi di sovrapposizione a più teli. E’ un tessuto consigliato a chi ha esperienza di cucito. Si sfilaccia moltissimo, va refilato e sorfilato dopo il taglio. Per cucire si usano filo ed aghi sottili.

Mussola

Tessuto ad armatura tela, in puro cotone o cotone e poliestere. Morbido e leggero, si drappeggia bene ed è adatto per la confezione di abiti, camicie e boxer da uomo. Simile allo chiffon per la leggerezza è utilizzato ancge nella confezione di abiti da sera estivi, con più strati di tessuto. Non si logora ma si strappa. Se si disfano le cuciture è meglio stirare subito la parte per togliere i segni dei buchi. leggero e trasparente, richiede una rifinitura accurata perchè le cuciture traspaiono sul dritto. Sfila facilmente e, come per altri tessuti leggeri e trasparenti, si consigliano le cuciture a margini nascosti.

Oxford

Tessuto in cotone o cotone e poliestere ad armatura tela. I fili di ordito e trama possono essere dello stesso colore o alternarsi, formando rigature e quadretti. Morbido e lucente, è di peso medio, adatto soprattutto per la confezione di camicie da uomo. Il suo costo è basso e la durata è scarsa. Facile da cucire per la sua morbidezza, è indicato per coloro che non hanno grande esperienza di cucito. Disfare le cuciture con attenzione per evitare che il tessuto si strappi. Usare aghi e filo di cotone di medio spessore. E’ molto delicato ed ha scarsa resistenza all’usura. Per avere camicie impeccabili si consiglia di apprettare il tessuto durante la stiratura.

Piquet

Tessuto in cotone con motivi a rilievo, a righe, puntini, rombi e quadrati, determinati dalla presenza di un ordito supplementare molto teso. E’ un tessuto freschissimo, decisamente estivo, ideale per confezionare camicie, abiti, giacche e capi per bambini. Non presenta difficoltà di lavorazione, perchè è un tessuto morbido e compatto, adatto anche a chi non ha esperienza di cucito. E’ meglio surfilarlo dopo il taglio perchè tende a sfilacciarsi. Si sgualcisce facilmente e va stirato durante la confezione.

Popeline

Tessuto ad armatura tela. Generalmente è in cotone e raramente si trova in lana, seta o viscosa. Compatto, morbido e lucido ha sottilissime nervature. Di peso medio o leggero, in tinta unita o fantasia, è un tessuto adatto per confezionare camicie, giacche, abiti e soprabiti estivi. Eseguire le cuciture usando fili ed aghi sottili. E’ meglio evitare di disfare le cuciture perchè rimangono i segni dei buchi. Non si sfilaccia e può essere sorfilato durante la confezione. Non si strappa ma si logora con l’uso ed il lavaggio. Si stropiccia facilmente e va stirato durante la confezione.

Twille

Tessuto di origine inglese, leggero e garzato, ad armatura saia, in cotone ,in viscosa o in mischia. Morbido e caldo, originariamente usato per la confezione di camicie da notte e biancheria maschile, ora viene impiegato per camicie da uomo e da donna. Morbido e compatto, è un tessuto facile da cucire. Va stirato spesso durante la confezione perchè si stropiccia. Per il lavaggio è bene seguire le indicazioni del fabbricante per evitare che si restringa.

Vijella

Tessuto di origine inglese, leggero e garzato, ad armatura saia, in mischia: lana 55% e cotone 45%. Morbido e caldo, originariamente usato per la confezione di camicie da notte e biancheria maschile, ora viene impiegato per camicie da uomo e da donna. Morbido e compatto, è un tessuto facile da cucire. Sfila facilmente. Va stirato spesso durante la confezione perchè si stropiccia. Per il lavaggio è bene seguire le indicazioni del fabbricante per evitare che si restringa.

Il blue jeans

E’ difficile credere che il Blu Jeans, indumento attualmente usato da milioni di persone, sia nato come indumento da lavoro, e sia addirittura oggi possibile vederlo indossato in ambienti nei quali prima non era assolutamente ammesso.

Il Blu Jeans ebbe origine verso la metà del 19° secolo e possiamo sostenere che nacque in modo abbastanza casuale.
In quel periodo negli Stati Uniti imperversava la febbre dell’oro e migliaia di uomini si trasferivano nell’America occidentale in cerca di fortuna. Levi Strauss fu uno di quegli americani che, invece di trovare fortuna attraverso la ricerca dell’oro, pensò di commerciare in tessuti che potevano servire per fare tende da campo e per coprire i carri.
Dopo un inizio abbastanza fortunato, capì che ai ricercatori d’oro occorrevano degli indumenti molto resistenti e soprattutto duraturi.
Quindi Levi Strauss cominciò a fabbricare pantaloni con la tela da carro, tanto robusta che quegli uomini ne furono entusiasti e ne comprarono in grande quantità.
Si aprì un periodo molto fortunato per Levi Strauss, tanto da creare un vero e proprio commercio di pantaloni.
La tela arrivava direttamente dalla Francia, più esattamente da Nimes, da cui deriva il nome Denim (de Nimes).
Levi Strauss creò così il mitico Blu Jeans: Blu dal tipico colore azzurro e Jeans da una storpiatura della parola “Genova”, città dal cui porto partivano le navi cariche della robusta tela.
Tuttavia i Jeans non resistevano tantissimo a causa della confezione e quindi Levi Strauss , insieme ad un esperto sarto, irrobustì le cuciture nelle parti critiche dei pantaloni e verso la fine dell’800 brevettò i famosi jeans Levi’s.
Con il passare degli anni i jeans subirono diverse modifiche, ma ciò che non cambiò mai fu il tipo di tela costituita da cotone 100%.

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Oltre al cotone, l’altra materia prima molto importante è l’indaco.
Anch’esso è un prodotto di origine naturale, che con il passare degli anni e con l’avvento della chimica è andato via via scomparendo, perché è stato sintetizzato chimicamente on una sostanza chiamata indigotina. Caratteristica di questo tipo di colorante è quella di scolorirsi gradualmente e naturalmente durante la vita dell’indumento.

Dalle balle di cotone inizia il processo per la produzione del filo attraverso le operazioni di apertura delle balle, cardature, stiratura e filatura, che può essere eseguita con tecnologia già ring o open end.

Il filato così ottenuto è avvolto su rocche che vengono poi posizionate sulla cantra per la successiva operazione di orditura.

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Il cemento luminoso. Articolo a cura di Renato Belluccia (con aggiunte a cura di Maria Carla Vicarioli)

Il cemento luminoso è un materiale massivo, che si smaterializza lasciandosi attraversare dalla luce, sia diurna che artificiale, in tutte le ore del giorno, suggerendo un senso di leggerezza ed assicurando uno scenario suggestivo di luci e ombre di cui lo stesso materiale diviene protagonista. Di vecchia data è la diatriba costruttiva altalenante tra la scelta di realizzare una struttura di massa con tecniche murarie che andavano dalla pietra al cemento armato, oppure strutture assemblate a secco secondo sistemi a telaio in acciaio o legno. Ad oggi, ci è fornita la possibilità di pensare a una tipologia mediana tra l’una e l’altra scelta, quindi è possibile considerare una terza scelta, non terza in quanto ultima, bensì in quanto conciliatrice di due tipologie ormai maestre delle tecniche costruttive di cui l’uomo si è servito nel tempo: il cemento luminoso.

COMPOSIZIONE

Nasce dalla combinazione di due materiali molto diversi:

– un polimero di elevata trasparenza

– una malta di nuovissima concezione.

Il cemento trasparente sfrutta al meglio l’angolo di incidenza della luce, offrendo maggiore luminosità rispetto alle fibre ottiche attualmente in commercio. 

E’ usato:

– per esterni, come pannello di tamponamento
– per interni con un sistema di messa in opera sicuro, semplice e flessibile. Ideale per pareti divisorie e pavimenti flottanti.

Esteticamente il cemento trasparente si presenta con geometria variabile (quadrata o rettangolare). La matrice cementizia è disponibile bianca o grigia e levigata come marmo o lasciata grezza in funzione dell’utilizzo. 
Le resine inserire nell’impasto possono essere trasparenti o avere differenti colorazioni. Interessante l’utilizzo di LED colorati per un tocco personale. 
Il risultato sono spazi valorizzati dalla luce naturale e in piena armonia con le istanze di sostenibilità.
La matrice cementizia è caratterizzata dalle seguenti prestazioni meccaniche (a 28 giorni dal getto):
– resistenza cubica a compressione media     >= 60 MPa            EN 12390-3
– resistenza a flessione media                           >= 8 MPa               EN 12390-5
– modulo elastico                                                 38‐40000 MPa    UNI 9771

La matrice cementizia è stata inoltre rinforzata con fibre in acciaio inox allo scopo di conferirle spiccate caratteristiche di tenacità che ne assicurano una buona resistenza alla fessurazione. La collaborazione fra matrice cementizia e inserti di resina polimerica si è rivelata particolarmente efficace così come evidenziato da una prova a flessione su un pannello prototipo. La risposta flessionale del pannello ha rivelato una notevole duttilità dello stesso anche in fase di post–rottura garantendo in tal modo un processo di frattura regolare ed uniforme senza pericolosi distacchi di materiale. 

POTENZIALITA’ E IMPIEGHI DEL MATERIALE
Il cemento trasparente e luminoso è vincitore del Red Dot Awards nel 2005 e del Best Use of Innovative Technology nel 2006. Il materiale è costituito da “mattoni” di cemento additivato da speciali resine plastiche che consentono alla luce di filtrare ed attraversare il materiale solido. Di giorno, la luce solare filtra attraverso la materia ed illumina l’interno dell’edificio realizzato in blocchi del suddetto materiale, in un modo completamente nuovo, lasciando intravedere l’alternanza delle ore della giornata ed il succedersi delle stagioni, con la loro inclinazione solare differente; di notte la luce artificiale dell’interno dell’edificio, ripropone all’esterno la sagoma della struttura interna dello stesso.
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Il cemento luminoso, così utilizzato, connota l’intero volume, crea un dialogo tra interno ed esterno, come se l’involucro dell’edificio fosse solo un sottile diaframma posto tra l’immensità del mondo esterno e l’intimità interna, creando degli effetti visivi speciali. Con l’impiego di questo materiale i muri prevalenti per massa, diventano delle grandi finestre che si lasciano oltrepassare dalla luce, nonché i pavimenti realizzati con questi speciali blocchi additivati da resine, si trasformano in tappeti luminosi poco dissimili da prestigiose passerelle di moda.
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Esistono sul mercato dei prodotti contenenti nella matrice delle fibre ottiche opportunamente disposte per consentire il passaggio di luce;  differenza di queste, le pareti in cemento luminoso catturano più luce, perché le resine permettono il passaggio di un cono di luce più ampio rispetto alle fibre ottiche. Questa caratteristica aumenta di fatto le proprietà di trasparenza del materiale e gli effetti luminosi conferiti agli edifici.

BIOCOMPATIBILITA’ E RISPARMIO ENERGETICO

Elemento enfatizzante il fascino del nuovo materiale è di certo la luce naturale, la quale fa in modo che ciascun ambiente racchiuso tra mattoni in cemento luminoso, diventi più confortevole ed illuminato naturalmente, a costo zero in quanto calano i consumi di energia elettrica per via dello sfruttamento di luce naturale, aspetto cui si aggiunge la intrinseca coibentazione del materiale in questione, che ha delle buone capacità di isolamento termico.

Un altro aspetto importante dei blocchetti di cemento luminoso e trasparente, riguarda la sua vita utile, infatti l’uso di questo materiale ci permette di abbattere i costi di manutenzione e di estendere la durabilità di un edificio.

Infatti questo oltre ad essere un materiale molto resistente è un materiale che può essere riutilizzato. Infatti i blocchi di cemento trasparente possono tranquillamente essere smontati e assemblati altrove.

Questo cemento trasparente ci permette quindi di avere superfici molto ampie, estremamente resistenti e luminose, preservando privacy e sicurezza e conferendo nello stesso tempo all’abitazione un alto valore architettonico.

LA PRIMA REALIZZAZIONE AL MONDO IN CEMENTO LUMINOSO

Gianpaolo Imbrigli ha progettato il Padiglione Italiano per l’Expo di Shanghai, prima realizzazione al mondo che prevede l’impiego del materiale intelligente così tanto descritto. Questa scelta, oltre a far valere e prevalere la nostra Nazione all’estero, ben si è prestata alla richiesta di realizzare un padiglione smontabile, le cui parti sarebbero poi potute essere reimpiegate in nuove realizzazioni, aspetto questo che amplifica la durata del materiale nel tempo, secondo sembianze sempre differenti, comportando un significativo risparmio in termini economici.

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La parete del Padiglione è stata pensata e realizzata come parete ventilata per assicurare un ottimo comportamento termico. Sono stati prodotti e posati 3.774 pannelli trasparenti per coprire una superficie complessiva di 1.887 m2, cioè il 40% circa del totale della struttura, creando una sequenza di luci ed ombre in continua evoluzione. I pannelli sono stati fissati ad un telaio metallico attraverso l’introduzione di inserti in tasche ricavate lungo il bordo perimetrale del pannello. La giunzione tra i pannelli è stata realizzata mediante un sigillante epossidico. Per chiudere la parete verso l’interno lasciando un’intercapedine d’aria, sono stati utilizzati dei pannelli in etfe (etilene tetrafluoroetilene), una plastica trasparente, isolante e più leggera e tenace del vetro e di altri materiali plastici trasparenti. 

 L’enorme successo del padiglione italiano, visitato da più di 6 milioni di persone in 5 mesi, ha convinto il Governo cinese a far “sopravvivere” 
il padiglione anche dopo lo smantellamento del sito di Expo. L’edificio, dunque, rimane luminoso esempio di una delle migliori invenzioni del 2010.

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http://www.lavorincasa.it/tecnologia-del-cemento-trasparente-e-luminoso/

http://www.architetturaedesign.it/index.php/2006/12/13/concrete-ligh-transmitting-cemento-aron-losonczi-fibre-vetro-luminoso.htm

http://www.italcementi.it/NR/rdonlyres/C20D33D5-8832-412E-9CD7-7FE50CB46D56/0/Brochure_ilight_DEF.pdf

http://www.italcementigroup.com/NR/rdonlyres/BAFD9A01-7A2F-4648-AE5A-78198B4BE72F/0/QA_ilight_ita.pdf

http://www.csppref.it/scheda.asp?sistema=2&scheda=47&cat=PILASTRI&descr=I.LIGHT

Un pensare tridimensionale: la stampa 3D

La stampa 3D rappresenta la naturale evoluzione della stampa 2D e permette di avere una riproduzione reale di un modello 3D realizzato con un software di modellazione 3D. Inoltre essa è considerata una forma di produzione additiva mediante cui vengono creati oggetti tridimensionali da strati di materiali successivi.

Le stampanti 3D sono generalmente più veloci, più affidabili e più semplici da usare rispetto ad altre tecnologie per la produzione additiva; offrono la possibilità di stampare e assemblare parti composte da diversi materiali con diverse proprietà fisiche e meccaniche in un singolo processo di costruzione. Le tecnologie di stampa 3D avanzate creano modelli che emulano molto da vicino l’aspetto e le funzionalità dei prototipi.

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Una stampante 3D lavora prendendo un file 3D da un computer e utilizzandolo per fare una serie di porzioni in sezione trasversale. Ciascuna porzione è poi stampata l’una in cima all’altra per creare l’oggetto 3D.

Nel gennaio 2012 The Pirate Bay ha annunciato la nascita della categoria Physible per i file contenenti la descrizione di oggetti tridimensionali da stampareNegli ultimi anni il costo delle stampanti 3D si è considerevolmente contratto, rendendole economicamente accessibili alle piccole e medie imprese e favorendone l’ingresso nel mondo degli uffici. Sebbene la prototipazione rapida domini gli usi attuali, le stampanti 3D offrono un grande potenziale per la produzione di applicazioni. La tecnologia trova anche uso nel settore della gioielleria, calzoleria, progettazione industriale, architettura, automotiva, aerospaziale, medico e dentistico.

Per fare la stampa 3D sono disponibili numerose tecnologie concorrenti. Le loro differenze principali riguardano il modo in cui sono costruiti gli strati per creare le parti. Alcuni metodi usano materiali che si fondono o si ammorbidiscono per produrre gli strati, ad es. il selective laser sintering (SLS) e la modellazione a deposizione fusa (fused deposition modeling, FDM), mentre altri depongono materiali liquidi che sono fatti indurire con tecnologie diverse. Nel caso dei sistemi di laminazione, si hanno strati sottili che vengono tagliati secondo la forma e uniti insieme.

Ogni metodo ha i suoi vantaggi e inconvenienti, e conseguentemente alcune società offrono una scelta tra polvere e polimero come materiale dal quale l’oggetto è ricavato. Generalmente, i fattori principali presi in considerazione sono la velocità, il costo del prototipo stampato, il costo della stampante 3D, la scelta dei materiali, le colorazioni disponibili, ecc.

Un metodo di stampa 3D consiste in un sistema di stampa a getto d’inchiostro. La stampante crea il modello uno strato alla volta, spargendo uno strato di polvere (gesso o resine) e stampando con il getto d’inchiostro un legante nella sezione trasversale della parte. Il processo viene ripetuto finché non è stampato ogni strato. Questa tecnologia è l’unica che consente la stampa di prototipi interamente a colori. Questo metodo permette anche di realizzare sporgenze. È inoltre riconosciuto come il metodo più veloce.

Nel digital light processing (DLP), una vasca di polimero liquido è esposto alla luce di un proiettore DLP in condizioni di luce inattinica. Il polimero liquido esposto si indurisce. La piastra di costruzione poi si muove in basso in piccoli incrementi e il polimero liquido è di nuovo esposto alla luce. Il processo si ripete finché il modello non è costruito. Il polimero liquido è poi drenato dalla vasca, lasciando il modello solido. Lo ZBuilder Ultra è un esempio di sistema di prototipazione rapida DLP.

Il fused deposition modeling (FDM), una tecnologia sviluppata dalla Stratasys, che si adopera nella prototipazione rapida tradizionale, usa un ugello per depositare un polimero fuso su una struttura di supporto, strato dopo strato.

Un altro approccio è la fusione selettiva di un mezzo stampato in un letto granulare. In questa variazione, il mezzo non fuso serve a sostenere le sporgenze e le pareti sottili nella parte che viene prodotta, riducendo il bisogno di supporti ausiliari temporanei per il pezzo da lavorare. Normalmente si usa un laser per sintetizzare il mezzo e formare il solido. Esempi di questa tecnica sono l’SLS (selective laser sintering) e il DMLS (direct metal laser sintering), che usano metalli.

Infine, le configurazioni ultrasottili sono realizzate mediante la tecnica di microfabbricazione 3D della fotopolimerizzazione a due fotoni. In questo approccio, l’oggetto 3D desiderato è evidenziato in un blocco di gel da un laser concentrato. Il gel è fatto indurire in un solido nei punti dov’era concentrato il laser, grazie alla natura non lineare della fotoeccitazione, ed il gel rimanente viene poi lavato via. Si producono facilmente configurazioni con dimensioni al di sotto dei 100 nm, così come strutture complesse quali parti mobili e intrecciate.

Diversamente dalla stereolitografia, la stampa 3D a getto d’inchiostro è ottimizzata per velocità, costo contenuto e facilità d’uso, rendendola adatta per la visualizzazione dei modelli elaborati durante gli stadi concettuali della progettazione ingegneristica fino agli stadi iniziali del collaudo funzionale. Non sono richieste sostanze chimiche tossiche come quelle utilizzate nella stereolitografia, ed è necessario un lavoro minimo di finitura dopo la stampa; occorre soltanto usare la stessa stampante per soffiare via la polvere circostante dopo il processo di stampa. Le stampe con polvere legata possono essere ulteriormente rinforzate mediante l’impregnazione con cera o polimero termofissato. Nell’FDM le parti possono essere rinforzate inserendo un altro metallo nella parte mediante assorbimento per capillarità.

Nel 2006, Sébastien Dion, John Balistreri e altri presso l’Università statale di Bowling Green cominciarono una ricerca sulle macchine per la prototipazione rapida in 3D, creando oggetti d’arte ceramica stampati. Questa ricerca ha portato all’invenzione di polveri ceramiche e di sistemi di legatura che consentono di stampare materiale di argilla da un modello al computer e poi di cuocerlo per la prima volta.

La risoluzione è espressa in spessore degli strati e la risoluzione X-Y in dpi. Lo spessore degli strati tipicamente è intorno ai 100 micrometri (0,1 mm), mentre la risoluzione X-Y è paragonabile a quella delle stampanti laser. Le particelle (punti 3D) hanno un diametro all’incirca da 50 a 100 micrometri (0,05-0,1 mm).

La stampa 3D si usa comunemente nella visualizzazione dei modelli, nella prototipazione/CAD, nella colata dei metalli, nell’architettura, nell’educazione, nella tecnica geospaziale, nella sanità e nell’intrattenimento/vendita al dettaglio. Altre applicazioni includerebbero la ricostruzione dei fossili in paleontologia, la replica di manufatti antichi e senza prezzo in archeologia, la ricostruzione di ossa e parti di corpo in medicina legale e la ricostruzione di prove gravemente danneggiate acquisite dalle indagini sulla scena del crimine. La tecnologia della stampa 3D viene attualmente studiata dalle aziende e dalle accademie di biotecnologia per il possibile uso nelle applicazioni di ingegneria tissutale in cui sono costruiti organi e parti di corpo usando tecniche a getto d’inchiostro. Strati di cellule viventi sono depositati su un mezzo gelatinoso e accumulati lentamente per formare strutture tridimensionali. Per riferirsi a questo campo di ricerca si sono usati vari termini: tra gli altri, stampa organica, bio-stampa e ingegneria tissutale assistita da elaboratore. La stampa 3D può produrre una protesi personalizzata dell’anca in un unico passaggio, con la parte sferica dell’articolazione permanentemente nella cavità articolare, e anche con le attuali risoluzioni di stampa l’unità non richiederà la lucidatura.

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Grazie alle stampanti 3D è stato possibile realizzare anche abitazioni ecofriendly, come Villa Asserbo, in Danimarca, a 60 Km a Nord da Copenaghen. Gli architetti danesi dell’eentileen (gli ideatori) hanno inserito i progetti digitali dell’abitazione in una stampante CNC – provvista di un trapano delle dimensioni di una stanza – che gli ha permesso di ultimare la costruzione in sole quattro settimane utilizzando 820 fogli di compensato ricavato dalle foreste certificate Finlandesi.

L’uso delle tecnologie di scansione 3D consente la replica di oggetti reali senza l’utilizzo delle tecniche di stampaggio, che in molti casi possono essere più costose, più difficili, o anche più invasive da eseguire; particolarmente con preziosi o delicati manufatti dei beni culturali dove il contatto diretto delle sostanze di stampaggio potrebbe danneggiare la superficie dell’oggetto originale.

Nel 2013 nasce il progetto AMAZE (Additive Manufacturing Aiming Towards Zero Waste and Efficient Production of High-Tech Metal Products che significa: Produzione efficiente di prodotti di Metallo ad alta tecnologia con Manifattura additiva attraverso “Spazzatura Zero”), un consorzio di 28 aziende per portare la stampa 3D nello spazio e poter stampare autonomamente pezzi di ricambio metallici, contenendo i costi e minimizzando gli sprechi. Attualmente ci sono ancora alcuni problemi tecnici affichè si possa arrivare alla produzione di metalli di qualità industriale.

Amaze

http://www.protocube.it

http://netmatissimo.com/2013/10/17/lesa-presenta-il-progetto-amaze-pr-la-stampa-di-oggetti-3D-in-metallo/

http://it.wikipedia.org/wiki/Stampa_3D

Vestirsi riciclando: il Pile

 

Il pile fa parte delle fibre sintetiche, prodotte dall’uomo a partire dal petrolio ed ottenute con particolari procedimenti chimici di sintesi. Ha origini recenti: nel 1979 l’azienda americana Malden Mills brevetta la lavorazione a maglia grossa di una fibra continua di poliestere, seguita da una spazzolatura finale (in inglese fleece) che serve a creare l’aspetto soffice e a pelo raso. Il nome del brevetto è Polartecâ ma è conosciuto come Polar fleece o, soprattutto in Italia, come pile.  Nato per abbigliamento tecnico, da tempo è impiegato per ogni tipo di indumento e nei più vari settori del tessile.

Il riciclo della plastica può avvenire in tre modi diversi:

1- Riciclo eterogeneo.

La qualità della plastica riciclata è migliore se in partenza è tutta dello stesso tipo, ed è meno pregiata se prodotta da materiale eterogeneo, ma è altrettanto resistente. Dal riciclaggio di miscele di plastiche diverse (riciclo eterogeneo), infatti, si ottiene una plastica “mista” di notevole resistenza.

2- Riciclo chimico.

Consiste nel demolire la plastica (depolimerizzazione) per ottenere nuovamente il materiale di partenza (i “monomeri”), e da questi ripartire per produrre nuova plastica. E’ quello che più si avvicina al processo ecologicamente ideale che prevede la chiusura del cerchio e non produce rifiuti.

Come si puo’ realizzare questo riciclo?
Attualmente è possibile risolvere tutti i problemi tecnici relativi alla depolimerizzazione delle materie plastiche e al loro riutilizzo. Il vero problema è quello economico.

3- Riciclo meccanico.

Avete mai sentito dire che con 10 bottiglie di plastica riciclata si fa un maglione, con 10 flaconi una sedia e con 2 soli flaconi un freesbee? Ma come è possibile?

Bottiglie e maglioni in fibra sintetica (il cosiddetto “pile”) sono fatti dello stesso materiale, un polimero di nome PET (polietilentereftalato), che “lavorato” in maniera diversa è in grado di generare, appunto, una bottiglia oppure un maglione. Stiamo parlando di riciclo meccanico: ri-lavorando le bottiglie si ottiene il “fiocco”, una fibra sintetica che può essere tessuta e trasformata in un giubbotto di pile oppure in imbottiture per divani o sedili delle automobili. Con la stessa “ricetta” si ricava una panchina da giardino con solo 45 vaschette di plastica, o un albero di natale con 31 bottiglie.

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Oltre al poliestere possono essere aggiunte altre fibre, come poliammide (macromolecole caratterizzate da gruppo ammidico CO-NH, da cui dipendono molte proprietà di questo tipo di composti), acrilico (fibre sintetiche prodotte a partire da acrilonitrile, monomero che costituisce almeno l’85% delle unità ripetitive nella catena polimerica) ed elastane (fibra sintetica di poliuretano molto utilizzata per elasticizzare i tessuti, dai consumatori più conosciuta come Lycra o Elaspan).

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Il pile non è propriamente un tessuto, lo si ottiene con una particolare lavorazione a maglia, che lo rende voluminoso e soffice. La Triturazione  è la  prima operazione prevista nel riciclaggio della plastica durante la quale i materiali vengono ridotti come dimensioni. Il materiale triturato viene poi immesso nella vasca di lavaggio e viene trascinato dalla corrente d’ acqua verso l’ uscita. La seconda fase è quella della Macinazione: il prodotto proveniente dall’ operazione di lavaggio, viene convogliato in un mulino macinatore che ha lo scopo di ridurre ulteriormente le dimensioni del materiale. Infine la terza fase che è quella dell’ Essiccamento: il macinato viene asciugato e successivamente trasformato in GRANULO. Attraverso il riciclo meccanico, si da vita alla fibra sopra citata che si trasformerà in questa nuova tipologia di tessuto.

Rispetto ai tessuti in lana presenta molte caratteristiche positive:

  • Molto caldo
  • Lavabile in lavatrice
  • Irrestringibile
  • Ingualcibile
  • Economico

       Impermeabile, Polartec NeoShell, il tessuto impermeabile più traspirante attualmente in commercio.  NeoShell offre una permeabilità reale all’aria (0,5 CFM o 2 l/m2/sec). Anche un livello minimo di permeabilità all’aria è in grado di accelerare in modo significativo il trasporto dell’umidità sottoforma di vapore ed è proprio su questo che Polartec ha lavorato: NeoShell, infatti, traspira attivamente, grazie a un’esclusiva membrana realizzata con fibre pari a un sub-micron, dotata di una permeabilità all’aria senza precedenti. 

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Il grado di isolamento termico del pile è definito da un numero: polartec 100 per indumenti intimi o molto leggeri; polartec 200 è la fibra standard, con cui si producono la maggior parte dei capi in commercio; polartec 300 adatto alla realizzazione di capi tecnici per temperature molto basse.

Usato inizialmente per l’abbigliamento sportivo per la sua praticità si è velocemente diffuso in tutti i campi della moda.

http://www.ilgiornale.it/news/dallo-sport-alle-passerelle-dell-alta-moda.html

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Il tessuto pile si può lavare a 30 o 40°C. Si asciuga in fretta e non deve essere stirato. Il tessuto non va candeggiato e alcune marche consigliano di non usare ammorbidenti, perché sfibrerebbero il tessuto.

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Utilizzato sempre più in tutti i settori dell’abbigliamento, sia allo stato “puro” che con altre fibre, il poliestere è molto elastico e non si stropiccia facilmente: le eventuali pieghe che si formano durante l’uso scompaiono da sole in poco tempo. Inoltre, non assorbe l’acqua: in un ambiente con l’85% di umidità, ne assorbe solo l’1%. Sotto il nome di “pile” il poliestere, ottenuto da plastica riciclata entra nella composizione di maglioni, tute sportive, pellicce ecologiche o imbottiture di giacconi. Le moderne tecnologie di riciclo consentono di trasformare in fibra poliestere di qualità le comuni bottiglie in PET dell’acqua minerale. Comprare un “pile” in poliestere da riciclo può significare non solo indossare una maglia morbida, calda, bella, ma anche sottrarre alla discarica o alla dispersione nell’ambiente materiali di scarto. Il poliestere riciclato dal PET è passato da esperimento dell’innovativa azienda Patagonia, nella metà degli anni ’90, a materiale comunemente impiegato al giorno d’oggi.

“Nel 1993 , abbiamo adottato pile nella nostra linea di prodotti a base di consumatori riciclato bottiglie di plastica post- soda . Siamo stati il ​​primo produttore di abbigliamento outdoor. Abbigliamento PCR ® è stato un passo positivo verso un sistema più sostenibile, che utilizza meno risorse , scarta meno e meglio protegge la salute delle persone. Nel corso di 13 anni , abbiamo risparmiato circa 86 milioni di bottiglie di soda. Questa quantità equivale a sufficiente petrolio per riempire un serbatoio di benzina da 40 litri di diminutivo Chevy Suburban 20.000 volte.”

La plastica ha fatto la sua prima sfilata di moda nel 2004: in quella collezione primavera-estate di Giorgio Armani sono sfilati giubbotti, caban e giacche realizzati con il poliestere ottenuto dal riciclaggio delle bottiglie. Con i fogli di Pet riutilizzato, la design Gemma Lescari ha realizzato un impermeabile, mentre Caterina Crepax ne ha ricavato un tailleur antipioggia e una borsetta. Sul mercato si trovano anche le scarpe biodegradabili in lorica, un materiale derivato dalla plastica, che riproduce le stesse caratteristiche del cuoio, dunque è traspirante e idrorepellente. E le discariche ringraziano, visto che ogni anno vengono gettate più di 50 mila tonnellate di scarpe.

GLI EFFETTI SULL’AMBIENTE

Uno studio piuttosto recente pubblicato dalla rivista “Science”, che ha coinvolto ricercatori ambientali di più continenti, afferma che durante ogni lavaggio in lavatrice possono staccarsi più di 2000 fibre di poliestere e acrilico, che poi finiscono nelle spiagge e negli oceani di tutto il mondo. A oggi non esiste la prova scientifica di quanto e come queste fibre siano dannose per l’ambiente marino, ma è un monito per produttori di fibre e macchine lavatrici per sviluppare tecnologie che tengano sempre più conto del possibile danno ambientale.

http://www.patagonia.com/us/patagonia.go?&assetid=2791

http://www.imperialbulldog.com/2010/12/28/indossare-il-poliestere-riciclato/

http://www.whatischemistry.unina.it/it/recycle.html

http://aldexnapoli.jimdo.com/il-pile-tessuto/

http://www.corepla.it/cosa-si-fa-con-la-plastica-riciclata

http://it.wikipedia.org/wiki/Pile